Mi chiamo Monica e sono nata ad Este e lì ho vissuto fino ai 23 anni con i miei genitori. Adesso ho, aspetta che faccio i conti, sì ho 57 anni. Son tanti anni che non festeggio più i compleanni, quando ero piccola mi piaceva tantissimo adesso non li festeggio e così non mi ricordo quanti anni ho. O faccio il calcolo considerando l’anno in corso oppure chiedo a mio marito “quanti anni hai tu” e poi ne tolgo 4. Perché l’età è un numero. Sarà una ovvietà però è quello che ti senti che conta.
Eravamo una famiglia numerosa di sei figli. Le più grandi sono andate via quando io ero bambina, perché c'è molta differenza di età fra me, che sono l'ultima nata, e la primogenita. Quando anche io sono andata via di casa eravamo rimasti solo mia madre, io e mio fratello che è il quintogenito.
La casa era una bella casa, grande, con un bel giardino. Io sono contenta di essere nata lì: ho avuto una bella infanzia. Mia madre ci mandava sempre fuori a giocare. Ho passato la mia infanzia in giardino. Non c'era preoccupazione di sporcarsi, di farsi male, di arrampicarsi sugli alberi per cui credo mi sia nata proprio lì la passione di stare a contatto con la natura.
Poi sui 23 anni, sono arrivati dei conflitti generazionali. Mia madre mi diceva “finché sei qua le regole le decido io, quando sarai a casa tua farai quello che vuoi”. Allora io ho pensato “va bene vado via di casa”.
Ero una ragazzina, dimostravo anche meno dei miei 23 anni. Avevo già iniziato a lavorare e così potevo permettermi un piccolissimo affitto. Sono andata a vivere da sola a Padova. Volevo la libertà, l'autonomia, l'indipendenza, non volevo che nessuno mi dicesse cosa, come e quando fare qualcosa.
Quello che mi potevo permettere era un piccolo appartamento in una casa non proprio ben messa: non avevo neanche il riscaldamento e lo scaldabagno era talmente piccolo che o mi facevo la doccia o mi lavavo i capelli. Normalmente le persone d’inverno arrivano a casa e si tolgono i vestiti, io invece mi vestivo perché c’era più freddo in casa che fuori. Però ero felice.
La casa di Este era una bifamiliare fuori dal centro, dietro casa casa c’era l’argine per cui i giochi di bambini erano sempre all’aperto o in giardino o sull’argine: andare a pescare, arrampicarsi sugli alberi. E questa cosa proprio mi è rimasta dentro.
Era una casa grande ma eravamo anche in tanti, quando eravamo tutti eravamo in otto. Tieni presente però che quando è andata via la primogenita io avevo 3 anni, ne avevo 8 quando è andata via la secondogenita e quindi siamo rimasti in sei. Quand’eravamo ancora tutti insieme le tre camere da letto erano la camera dei genitori, quella delle ragazze, che sono le prime tre nate e quella dei piccoli, cioè i due maschi e io. Dopo di che, a mano a mano che usciva una sorella, ci si trasferiva di stanza. Io ero la più piccola ed ero il jolly quindi venivo messa dove c’era spazio.
Avevamo un salotto molto grande e così, pur essendo in tanti, non mi sono mai sentita soffocata perché avevamo materialmente tanto spazio. C’era lo studio e poi l’aperto: il fatto di avere il giardino ci ha aiutato molto.
I miei genitori, penso più mi madre che mio padre, non amavano il fatto di avere persone estranee per casa.
Al massimo sono venuti gli zii da lontano qualche volta a pranzo. Poche volte a dormire, forse un paio, non di più e per necessità: magari perché la zia doveva essere ricoverata. Amici non ne venivano. Le mie sorelle più grandi mi raccontano che i loro amici dovevano fermarsi al cancello.
Io essendo l’ultima e ammettiamolo anche un po’ la cocca di casa, o probabilmente perché la strada era spianata o forse perché i genitori si erano ammorbiditi, sono stata la prima a fare una festa in casa.
A sei anni, pochi giorni prima del mio compleanno, ho detto a mia madre “domani viene tutta la mia classe per festeggiare il mio compleanno”.
Mia madre non è riuscita a dirmi di no e quindi si è messa preparare torte. Era bravissima a preparare dolci. Quella, a mia memoria, è stata la prima volta in cui amici sono venuti a casa nostra. Poi l’ho ripetuto anche alle medie, tanto io compio gli anni in maggio, la stagione è bella e quindi:” Tutti fuori a giocare!” e intanto lei preparava torte.
Non ho ricordi di amici di miei fratelli o delle mie sorelle che siano venuti a casa nostra. Forse c’era anche il timore di mia madre della responsabilità perché “finché sono i miei figli che si fan male…” e la cosa capitava spesso e volentieri, scapestrati come eravamo. Facevamo di tutto e di più fuori in giardino. Avevamo anche il go-kart che mio papà aveva costruito per i miei fratelli. Ecco, ora ricordo, nel periodo del go-kart venivano a giocare con noi i bambini dei vicini, però queste sono le uniche presenze non familiari che ricordo in casa.
Mia madre era casalinga, lei avrebbe desiderato lavorare, ma avendo sei figli con una differenza di sedici anni tra la prima e l’ultima le era stato impossibile. Era a casa a crescer figli e quindi per necessità non ha lavorato.
Quando ero già grande mi ricordo che mi aveva detto che le sarebbe piaciuto aver lavorato fuori casa ed ha insistito molto perché tutte noi figlie avessimo un lavoro e fossimo indipendenti economicamente.
Era mancato a lei e quindi sperava che per noi fosse diverso.
Mio padre era meccanico e lavorava allo zuccherificio che era distante pochi chilometri da casa nostra. Era appassionato del suo lavoro e si era creato una piccola officina in casa per i lavori suoi personali.
Lavorava anche molto bene il ferro e sapeva far di tutto dal cancello, al tavolino, al dondolo, al go-kart e inoltre riparava anche le macchine dei figli.
Quando non era al lavoro in fabbrica allo zuccherificio era sempre in attività nella sua piccola officina.
Ecco una cosa che ho invidiato molto ai miei fratelli è che mio padre aveva insegnato loro ad aggiustare le biciclette. Li guardavo e volevo provarci anche io, ma lui “no, te lo faccio io”. L’unica cosa che mi concedeva era di passargli gli attrezzi, perché ero la femmina, e diceva: “faccio io, così non ti sporchi le mani”.
Mia madre era sempre attiva a cucinare, mantenere la casa, faceva tutto.
Poi aveva la passione dell’orto, mio padre, no non amava curare il verde. Quella era la passione di mia madre, si era ricavata il suo orto, gli alberi da frutto e così avevamo la frutta e la verdura di stagione. Questa è una cosa che sicuramente ho appreso e che mi è rimasta dentro, perché erano momenti in cui davvero la vedevo felice e allora pensavo “anche io lo voglio fare”. Però erano tutti lavori troppo pesanti per una bambina, e poi era anche il suo momento, così se lo teneva per sé. Faceva l’orto: piantava, zappava, trapiantava, tagliava l’erba non solo di casa, ma anche dell’argine lungo il nostro giardino e la tagliava con la falce. Poi quando è stato acquistato il tagliaerba ha ceduto il lavoro a mio fratello e io lo invidiavo tantissimo. Avrei voluto farlo anche io ma niente: dicevano che era troppo faticoso per me. Sicuramente se penso a quella casa, penso a tutta la vita che abbiamo vissuto fuori da casa, perché la cosa più importante era il contatto con la natura.
D’estate rimaneva in orto da metà pomeriggio fino ad ora di cena e quindi non le rimaneva tempo per cucinare e si mangiava o formaggio e affettati o minestrina e l’incarico era affidato a me. Da lei ho imparato le regola base della cura dell’orto: si doveva bagnare o la sera o la mattina presto quando il terreno non era troppo caldo.
L’ orto che avevamo era abbastanza grande: c’erano parecchi ortaggi, e a lei anche piaceva sperimentare. Ricordo che aveva provato a piantare anche i carciofi, ma solo un anno: si vede che non le devono aver dato molta soddisfazione.
Quando poi sono andata a vivere da sola per essere libera e autonoma in realtà non facevo chissà che cosa. Ad esempio la sera, non uscivo, uscivo molto più spesso quando abitavo con i miei: forse lo facevo proprio per stare fuori di casa il più possibile.
Quando sono andata a vivere da sola invece mi piaceva proprio stare a casa, magari uscivo una o due volte la settimana. A quel punto avrei potuto uscire tutte le sere, ero anche in città. Volendo avrei potuto farlo, ma non era quella la libertà di cui sentivo bisogno. Non era uscire di casa era entrare in una casa in cui sentirmi libera e autonoma.
A vent’anni c’erano molti conflitti con mia madre, tanta differenza di età tra me e lei, forse anche differenze di carattere, insomma conflitti generazionali. Alla fine poi forse sono anche un bene perché consentono ai figli di crescere.
Per me l’esigenza maggiore è stata quella di avere uno spazio mio, la mia tana, in cui mi sentivo indipendente, potevo fare quello che volevo, quando volevo, ma rimanendo in casa. Io poi son disordinata, mia madre si era rassegnata: “è la tua stanza, ci devi dormire tu…” diceva. Tuttora son disordinata, soprattutto l’abbigliamento: quindi tutto fuori, perché l’armadio deve essere in ordine e allora: farò … farò…
Poi c’è da dire che quando avevo 20 anni era mancato mio padre e quello mi ha segnato proprio tanto. Mia madre aveva un carattere molto più forte e poco espansivo, dava poca soddisfazione ai figli. Appena uno usciva dalla stanza si sperticava in complimenti: “ma quanto è bravo, ma guarda cosa ha fatto!” Ma di fronte non ha mai fatto un complimento! E anche gli incoraggiamenti che dava non li sentivo più come veri e propri incoraggiamenti, ma come quasi una critica: “avresti potuto fare di più”. Insomma non mi sono mai sentita appoggiata.
Mio padre invece diceva “brava, e la prossima volta andrà ancora meglio”. Con mio padre sentivo un legame più complice, quindi quando è mancato… e a quell’età non avevo neppure contemplato che i miei genitori potessero morire. Ero giovane, avevo 20 anni. Mi ha veramente destabilizzato tanto. Così si sono innescati dei meccanismi per cui io non stavo più bene in quell’ambiente, dovevo andar via… vabbè qui entriamo nella psicoanalisi (ride).
Era proprio una mia esigenza e poi non avendo questo rapporto idilliaco con mia madre, temevo mi potesse accadere quello che avevo sentito dire dagli zii o da altre persone: “mi son sposata male perché l’ho fatto pur di andar via di casa”. Questa cosa mi terrorizzava perché se scegli un compagno per la vita è per la vita e sceglierlo nel modo sbagliato non va bene.
È stata anche questa una molla importante che mi ha convinto ad andare a vivere da sola. Non volevo rischiare di sposare il primo fidanzatino solo per andarmene di casa. Mi sono detta: ”sai che ti dico, esco prima!!” e quindi sono andata.
All’epoca avevo un ragazzo che, visto che avevo deciso di andare a vivere da sola, voleva trasferirsi da me. L’ho subito fermato dicendogli “No, cosa vuoi tu da me? (ride) io sto andando via perché voglio essere indipendente.” E ho fatto bene visto che era una storia di due ragazzi di vent’anni che poco dopo si sono lasciati.
Nel vivere da sola non ho sentito solitudine. Dopo due anni che avevo una “casa” tutta mia, ho conosciuto quello che poco dopo è diventato mio marito: è stato un colpo di fulmine.
Quando ci siamo incontrati entrambi abitavamo da soli, o meglio io abitavo da sola e lui, che aveva da poco finito di studiare, abitava ancora con i compagni di università. Comunque era indipendente.
Ci siamo conosciuti e non ci siamo più separati o lui era da me o io da lui tant’è che dopo quattro mesi abbiamo deciso di andare a vivere insieme. Eravamo stanchi di avere le valige in mano.
Inizialmente abbiamo preso una casa in affitto ma poi ci siamo detti “chi ce lo fa fare di vivere in affitto, facciamo uno sforzo e ce la comperiamo”.
Eravamo giovani, lui aveva appena iniziato a lavorare, io non avevo risparmi da parte e allora abbiamo acquistato un piccolo appartamento, in periferia, però in mezzo al verde, e di nuovo vicino ad un fiume. Con l’argine su cui passeggiare e un parco proprio sotto casa.
Però è pur sempre in un condominio di quindici appartamenti. Sì c’è anche il giardino ma è un giardino condominiale e non riesco a viverlo appieno. Non mi sento in diritto di piantare o sistemare qualche pianta o fare qualcosa in completa autonomia.
Un giardino tutto mio mi è mancato tantissimo e ho cercato di sostituirlo con il terrazzo: l’ho riempito di piante dove sfogavo il mio pollice verde. Inizialmente comunque è andato anche bene non avere l’impegno di curare un giardino. Eravamo giovani e andavamo sempre in giro, viaggiavamo molto.
Ad un certo punto però l’appartamento ha cominciato a sembrarci troppo stretto e allora abbiamo preso la decisione di comperare un’altra casa.
Se fossimo rimasti a Padova le nostre disponibilità economiche ci avrebbero consentito di acquistare un appartamento più grande, ma pur sempre in condominio. Ci siamo chiesti perché restare legati a questi luoghi. I posti isolati non ci spaventano, il caos della città non ci piace. Se abbiamo voglia di vedere gente andiamo noi da loro.
Quindi visto che mio marito ama la montagna, e io amo il verde abbiamo deciso di prendere la nostra casa in montagna.
Abbiamo sparso la voce tra gli amici e a un certo punto ci hanno parlato di una casa in mezzo al bosco, ad un chilometro e mezzo dalla strada principale. Quando l’abbiamo vista, effettivamente la casa non era un granché, ma aveva un bosco meraviglioso. Infatti noi diciamo sempre “abbiamo comprato un bosco con una casa”.
Quella è la nostra vera casa, ormai ce l’abbiamo da diciotto anni. Abbiamo lavorato molto per trasformala come piace a noi e ci stiamo lavorando ancora. È stato gratificante vederne la trasformazione. Mio marito è molto bravo a lavorare il legno e non solo, a me piace fare lavori manuali, per cui non ci siamo persi d’animo. Ci dà soddisfazione vedere i risultati delle nostre fatiche, anche se i risultati non sempre sono perfetti.
Abbiamo fatto di tutto: bisognava rifare il pavimento e lo abbiamo fatto noi, non è posato come lo farebbe un professionista, ma per noi va bene anche quella piastrellina che ha un paio di millimetri di sollevato.
Ma soprattutto abbiamo uno spazio esterno che è meraviglioso, una vista stupenda, un silenzio incredibile.
Vicino a noi ci sono altre quattro case, ma vengono utilizzate solo d’estate. Noi invece siamo lì tutto l’anno.
La dimensione del silenzio è stata una scoperta per me. L’appartamento in città ci serve come appoggio, ci sentiamo pendolari, siamo qui per lavoro, ma appena smettiamo di lavorare il venerdì si va a casa nostra: estate inverno, neve non neve. A volte l’ultimo chilometro di strada e impraticabile a causa della neve e dobbiamo lasciare la macchina in piazza. Allora mettiamo le ciaspole, lo zaino e via.
È sulle Prealpi, a poco più di mille metri di quota, perché cercavamo un posto non troppo lontano. Dicevo che lì per la maggior parte del tempo non ce nessuno. Non c’è inquinamento luminoso, l’unica luce artificiale è quella di casa nostra, e quindi quando esci con la luna piena riesci a vedere la tua ombra, quasi come se fosse giorno: è una cosa meravigliosa. Quando c’è la neve e la luna è piena poi è uno spettacolo meraviglioso.
Poi ci sono i caprioli sotto casa nel nostro bosco. Adesso abbiamo anche messo delle casette per gli uccelli, non ne avrebbero bisogno, ma è per averli più vicini, così da casa li vediamo. Vediamo la casetta con i genitori che vanno e vengono per imbeccare i piccoli. Il nostro è stato un progetto condiviso. Per i lavori più grossi abbiamo dovuto chiamare un’impresa. All’esterno non c’era nessun’area in piano, non avevamo neanche il posto dove mettere una sedia, fuori in giardino, tutto era pendente. Abbiamo fatto spianare davanti a casa e la terra in eccesso l’hanno portata sul retro in modo da avere, sia davanti sia dietro alla casa, una parte piana. Così abbiamo potuto mettere il tavolo esterno, abbiamo costruito il portico dove si possono fare delle belle tavolate e poi abbiamo il bosco. All’inizio la casa era circondata da tantissimi alberi, era proprio soffocata. Abbiamo dovuto tagliare parecchi alberi per dare un po’ di respiro; adesso il prato è aumentato e il mio compito, visto che da bambina mi è stato negato, è il taglio dell’erba. Ho il mio bel decespugliatore ed è una grande fatica, perché tutto è pendente ma è una soddisfazione incredibile. Il mio prato, pur essendo molto grande lo conosco bene perché estate e inverno faccio le mie passeggiate, controllo le erbe “nuove” e so dove cresceranno i fiori selvatici, il garofano, l’aglio… e so anche quando non tagliare in una zona per lasciare che le piante crescano e vadano in seme così poi si diffondono. Taglio l’erba a slalom e, mentre i nostri vicini che tagliano tutto hanno un bel prato verde, il nostro prato è disordinato nel senso che ci sono alcune zone in cui magari l’erba è più alta, ma ci sono i fiori: in questo modo da noi ci sono tantissime farfalle, api, bombi e altri insetti. È il nostro paradiso, è decisamente la nostra tana, è la nostra tana e il nostro paradiso. La sentiamo proprio come casa. Nell’appartamento qui in città non abbiamo neanche voglia di invitare nessuno, abbiamo un appartamentino piccolo, non abbiamo neanche lo spazio per metterci attorno a un tavolo. Là invece d’inverno si può stare all’interno, anche se non è enorme, ma in dieci ci si può stare seduti attorno ad un tavolo a mangiare e d’estate fuori ci si sta in ben di più. Abbiamo molte più persone che ci vengono a trovare lassù che non qui.
Abbiamo avuto anche la fortuna di avere l’impianto dei termosifoni, che è una cosa molto buona per l’inverno; i vicini hanno il caminetto e il riscaldamento ad aria, ma non ti scalda mai la casa. Noi abbiamo la nostra bella caldaia a pellet che scalda tutta la casa, la cucina economica e la termo-stufa in soggiorno.
Noi la chiamiamo la “casa della nonna”. Nella zona, hanno incominciato a costruire case per le vacanze gli abitanti del paese sotto: non è una zona turistica rinomata. I vecchi proprietari l’hanno costruita alla fine degli anni 70, poi il nonno è morto non molto tempo dopo. Quindi era la casa vacanze della nonna e di sua figlia. Quest’ultima ha avuto un figlio e la casa la utilizzavano loro tre. Poi la figlia della” nonna” è mancata, che era ancora giovane e sono rimasti solo nonna e nipote. A quel punto quando la nonna è diventata parecchio anziana, aveva più di 90 anni e non era più autosufficiente il nipote era stato costretto a sistemarla in una casa di riposo. Ad un certo punto lui si è trasferito per lavoro in Friuli, ed ha portato là, in casa di riposo, anche la nonna. A quel punto ha deciso di vendere la casa. Ce l’ha venduta che era ancora arredata, c’erano ancora le lenzuola nel letto. Lui ha portato via pochissime cose sue poi ha detto “passerò”; noi gli abbiamo detto “te le teniamo” ma alla fine ha detto di fare quello che volevamo di quello che era rimasto. Noi abbiamo recuperato una parte del mobilio perché c’erano alcuni mobili carini che abbiamo conservato. Ad esempio abbiamo conservato lo specchio dell’armadio e lo abbiamo appeso. Sì, una parte degli arredi l’abbiamo conservata. Abbiamo trasformato completamente l’interno perché aveva tante stanze piccoline e noi invece volevamo uno spazio aperto. Vivendo in un appartamento piccolo con stanze piccole sentivamo la necessità di spazio e quindi abbiamo rinunciato ad una delle tre camere da letto in modo da ampliare la cucina soggiorno e fare il vano scale per scendere e poi c’è la nostra camera da letto e lo studio e sotto abbiamo la taverna. Sicuramente se i vecchi proprietari la vedessero adesso non la riconoscerebbero. Anche io ho dei vaghi ricordi di come era all’inizio. Ancora adesso per noi è la casa della nonna: abbiamo ancora le stoviglie “color nostalgia” della nonna. Quelle bianche con il bordo d’oro oppure con il bordo verde e oro, le tazzine, quelle di ceramica finissima, di qualità. Quelle cose lì le abbiam tenute e diciamo: “adesso usiamo le tazzine della nonna” anche se noi non la abbiamo mai conosciuta di persona. Da lei abbiamo comperato la casa e una bella area verde, il nipote invece era proprietario del bosco. All’epoca avevano distinto tutti gli appezzamenti e le proprietà. Il nonno aveva comperato il terreno per il nipote pensando “magari in futuro si costruirà una casa lì”, tant’è che il nipote voleva vendere solo la casa e il bosco tenerlo anche se non ne avrebbe fatto assolutamente nulla. Noi però gli abbiamo detto “se non prendiamo anche il bosco la casa non ci interessa” e allora lui ci ha ceduto anche il bosco.
Mio marito che è un esperto d’alberi, mi ha insegnato tantissime cose per cui adesso so come e quando vanno potati. Facciamo legna, gli alberi ad alto fusto più vicini a casa li abbiamo tagliati all’inizio, gli altri sono ancora lì perché son belli. Coltiviamo le ceppaie di nocciolo per la legna, perché lì soprattutto cresce bene il nocciolo. I faggi che stanno crescendo sono talmente belli che non ho il coraggio di tagliarli. La legna che utilizziamo noi adesso è il nocciolo: ho le mie ceppaie che curo, sto imparando come si fa, ho anche la mia motosega. Un po’ di legna la compriamo perché il nocciolo d’inverno non riscalda molto però è ottimo per cucinare in quanto ha poco potere calorico e brucia lentamente. Per riscaldamento invece usiamo il faggio che fa molto caldo e ha un potere calorico troppo forte per cucinare. Abbiamo anche il piano ad induzione e oltre alla cucina economica che abbiamo trovato lì. Quest’anno l’abbiamo cambiata perché mancava il forno, era piccolina. Questa che abbiamo ora ha a il forno ed è una cosa che proprio mi mancava. La cucina economica è meravigliosa. Qualsiasi cosa tu metta sul fuoco diventa più buona e io, che non sono una cuoca esperta, ho grande soddisfazione. Mi ha fatto venire voglia di cucinare. Ho dovuto imparare a dosare la quantità di fuoco; all’inizio non sapevo e facevo dei disastri e invece adesso che so dosarlo è una grande soddisfazione. Infatti mentre qui in città cucino pochissimo quando siamo su, il fine settimana, soprattutto d’inverno, cucino quello che mangeremo per tutta la settimana soprattutto d’inverno perché d’inverno si fanno meno lavori fuori, è freddo e si sta più volentieri in casa e quindi c’è più tempo. D’estate invece cucino cose più veloci perché ci sono molti lavori da fare fuori.
Poi vengono gli amici a trovarci, anche a dormire, abbiamo mantenuto una stanza per gli ospiti, perché venendo da lontano non sempre è facile venire in giornata e poi si sta assieme più a lungo ed è anche un’ottima occasione anche per loro di passare un fine settimana in mezzo alla natura.
Dal paese siamo distanti tredici chilometri. Ci siamo organizzati e abbiamo preso una macchinetta per fare il pane per non dover scendere a comperarlo. A dire la verità io conosco pochissimo della zona perché in effetti abbiamo già tutto lì. Abbiamo il bosco che è grande. Abbiamo tutto, abbiamo anche i fungaioli che vengono nel bosco nostro. E poi ci sono i caprioli. Nell’anno della pandemia nel periodo del lockdown non siamo potuti andare. Quando poi hanno riaperto, ed era il 4 maggio, abbiamo trovato un cucciolo di capriolo a venti metri da casa: la madre lo aveva nascosto in mezzo ai noccioli. Ancora adesso vengono, vicino alla casa, li vediamo dalla finestra, ma in quel periodo era solo casa loro. Da un po’ abbiamo messo una foto trappola in un punto vicino a casa, in cui passano degli animali. E così abbiamo visto anche animali che di giorno non si avvicinano. Guarda lì è bellissimo, quella per noi è casa, è casa perché può accogliere gli ospiti, perché è confortevole. È tranquillissima, quando siamo soli siamo veramente soli e siamo a contatto con la natura ed è una cosa meravigliosa.
Mio marito, che è più mattiniero di me ha visto passare un tasso. Siamo innamorati di quel posto: è stato un sacrificio da un certo punto di vista, non solo economico ma anche di tempo perché molti fine settimana e ferie sono state dedicate ai lavori. Per alcuni lavori è stato un divertimento, altri sono stati più pesanti e non vedevamo l’ora di finirli perché insomma mettere piastrelle non è proprio la cosa più divertente del mondo. Da casa vediamo il Grappa e poi i colli Euganei e i Berici e un po’ di laguna, non sempre, il cielo deve essere veramente limpido. Il nostro vicino, che è il signore che ci ha regalato il nostro cane, abita a circa quattro chilometri da casa nostra e da casa sua vede tutta la laguna. Uno spettacolo.
Con i vicini abbiamo rapporti molto amichevoli. Di residenti c’è solo lui. Gli altri sono persone che vengono solo in vacanza e d’inverno non c’è quasi mai nessuno. Durante le vacanze di Natale qualche casa è aperta, d’estate invece sì, arrivano tutti. Noi però normalmente in agosto andiamo al mare, a parte questi ultimi anni che abbiamo optato per la montagna perché abbiamo il cane anziano. Anche con i vicini che vengono solo per le vacanze è normale farsi visita, organizzare anche la giornata insieme o solo il pranzo, così come viene. Altri nostri vicini se vengono d’inverno trovano la loro casa fredda per cui fanno solo una passeggiata in bosco, e poi vengono a pranzo da noi. Per cui si creano dei bei rapporti.
Noi cercavamo la pace la tranquillità, ma non l’isolamento nel senso di evitare il contatto con le persone, non era questa la nostra intenzione. E’ che se andiamo in centro a Padova, sia io che mio marito dopo mezz’ora dobbiamo scappare perché diventiamo entrambi nervosi: troppa gente troppa confusione. È stato proprio il desiderio di avere più spazio attorno, che lo spazio vitale per ognuno fosse più ampio: di questo avevamo bisogno, non di isolamento nel senso di non voler vedere nessuno e fare gli eremiti. La casa infatti l’abbiamo pensata per poter anche ospitare a dormire i nostri amici.
La nostra idea è quella di poterla vivere tutto l’anno e quando finalmente andremo in pensione di poterci trasferire.
La distanza non ci preoccupa, in fondo solo l’ultimo chilometro è sterrato, ma si raggiunge tranquillamente in macchina. L’unico problema è quando c’è tanta neve, ma noi siamo attrezzati perché abbiamo le ciaspole, abbiamo anche i ramponi perché se c’è ghiaccio devi usarli. Si insomma per quello siamo attrezzati, non ci spaventa assolutamente. Anche il vicino che ti dicevo prima, che è residente, ha 84 anni e vive solo. Ha le sue capre i suoi cani ed è felice. Lui abiterebbe al borgo sotto, lì ha la casa principale dove è rimasta la moglie. Lui le ha detto “io vado su a vivere, se vuoi venire vieni e se no ogni tanto vengo a trovarti” e così hanno fatto. Perché lassù è un’altra cosa, l’aria è più pulita, si sta bene, si sta proprio bene. Poi anche la temperatura: quando in pianura è tanto caldo, d’estate, là si sta benissimo. E poi nell’arco della giornata possono cambiare le condizioni del tempo: nella stessa giornata puoi avere quattro climi diversi e così le giornate ti sembrano più lunghe. Al risveglio c’era il sole, poi si è un po’ rannuvolato, magari è piovuto un pochino, poi è tornato il sole, poi arrivano le nuvole che ti coprono tutto e tu sei in mezzo a una nuvola. Questi cambiamenti sono affascinanti, non c’è nulla di quel posto che non ci piaccia.
Nel mio primo appartamento, dove sono andata a vivere da sola, mi sentivo meno sola sapendo che lì c’era stato già qualcuno che c’era una storia, l’appartamento che poi abbiamo comperato con mio marito a me è piaciuto che fosse nuovo. Era la nostra nuova vita e così che quella casa fosse solo nostra che non ci avesse ancora abitato nessuno mi piaceva, ma forse era un’esigenza mia. Questa invece abbiamo dovuto veramente trasformarla per renderla come volevamo. È talmente cambiata che i vecchi proprietari, la nonna e il nipote, se venissero ora penso non la riconoscerebbero. Quando l’abbiamo comperata ci dicevano: “Ah avete preso la casa della Busa” perché rispetto alla strada è in una posizione più bassa e perché era circondata da alberi in modo eccessivo. I vecchi proprietari avevano piantato alberi giovani e quindi l’effetto era probabilmente diverso ma poi quando son cresciuti hanno sepolto la casa: la intravedevi appena. Noi abbiamo sfoltito e ci siamo creati il nostro prato. A costo di sembrare immodesta adesso mi sento di dire che ora la nostra casa è la più bella. Sai che si dice che l’erba del vicino è sempre più verde ma io quando guardo con orgoglio il mio giardino non riesco a non dire: “il mio è più bello”. Il loro è verde con l’erba sempre tagliata alla perfezione, ma il mio è vivo. La mia vicina sta imparando. Vede che io lascio vari fiori, tra cui le orchidee selvatiche, e son due tre anni che l’erba la taglia lei, che se lo fa suo marito taglia tutto, e cerca di non tagliare le orchidee selvatiche. E’ una cosa importante perché se vuoi che si diffondano le orchidee, o gli altri fiori, devi lasciare che vadano a seme e quindi devi lasciarle lì anche quando sono sfiorite e quando passi con il decespugliatore devi anche andare con cautela perché l’erba alta le nasconde. Io lascio che i semi facciano il loro corso tant’è che il numero e la varietà di fiori è aumentata
Lascio crescere anche l’erba viperina che non è molto bella a vedersi, ma la lascio perché un nostro amico apicoltore quando è venuto a trovarci, mi ha spiegato che è una pianta mellifera e richiama tanti insetti e le api ovviamente. Proprio quell’anno c’erano tantissime api e pensavamo ci fosse un alveare vicino a casa nostra, ma lui ha spiegato che poteva anche essere a un chilometro, un chilometro e mezzo perché le api fanno tanta strada a caccia di polline.
Ho imparato anche a fare l’innesto del melo sul selvatico e così ho fatto una pianta fruttifera.
Oltre a tutti questi insetti c’è anche il colibrì sfinge. È un insetto che vola come un colibrì e ha una proboscide lunga, ma è molto difficile da fotografare. Lascio fiorire l’erba viperina che ha un fiore viola, e il verbasco che è come una spiga con fiori gialli. È una pianta infestante si dice, ma è un termine che non mi piace. Si dice infestante perché non piace, perché se ti crescessero le rose da sole non le chiameresti infestanti. Secondo me vengono chiamate infestanti piante che non desideri avere lì.
Insomma in quella casa sto proprio bene. Mi chiedi se ho un posto preferito. Non so. Se cucino sono nel mio angolo preferito perché adoro la mia cucina economica, se sto facendo lavoretti con la macchina da cucire quello è il momento che sto vivendo al meglio. No, non credo di avere un angolo preferito. Se proprio dovessi scegliere allora direi: fuori. Se mi dicessero “hai solo un’ora di tempo dove ti metti?” Allora mi siedo sotto il portico ma al quel punto non faccio nulla se non guardare il panorama. Però in realtà non ho un posto preferito perché lì dentro oltre ad essere la casa ci sono anche tutte le attività che mi piacciono perché mi piace tagliar l’erba, mi piace fare legna, mi piace cucinare, mi piace mettermi a cucire, stare lì a leggere sotto gli alberi al fresco, mi piace prendere l’aperitivo sotto il portico con mio marito per cui ogni momento è bello. Mi piace anche quando arriviamo d’inverno e la casa non è calda. Arriviamo che è freddo ma non è un problema perché io sto con il mio berretto di lana e intanto accendo la stufa economica, accendo lo scalda sonno perché il letto si scaldi. Non c’è proprio nulla che non mi piaccia di quella casa e del tipo di vita che lì facciamo. Diciamo che abbiamo avuto la fortuna di trovarla perché non era così semplice trovare una casa in mezzo alla natura, dove finisce la strada lontano dai giri turistici.
Abbiamo avuto la fortuna di averla trovata e la fortuna di avere lo stesso desiderio e condividere questa passione.