Mi sono trovata a leggere le storie narrate sulle case cercando indizi e tessere utili per comporre il puzzle dell’identità, della cultura e della storia dei vari intervistati e per capire il loro legame con lo spazio casa che, come un grande corpo vivente, ne custodisce la vita e la memoria.
Già i titoli ispirano in proposito: Il nostro bosco la nostra casa, Profumo di casa, L’energia della gioventù, Per me la casa è come il nido, La mia casa la mia anima, Unire il vecchio al nuovo, Siamo sempre in tanti.
Mentre leggevo mi è sembrato di trovare conferma ad un pensiero che talvolta si affaccia alla mia mente: noi siamo le nostre case, quelle dove siamo stati bambini, figli, amici, studenti, amanti, genitori, le stanze che ci hanno visti felici, ammalati, disperati o in attesa di qualcosa e qualcuno. E queste case conservano qualcosa di noi, come di chi prima di noi le ha abitate.
Nelle interviste sono state raccontate case non solo come luogo di famiglia, ma di gruppi amicali e di studenti, di giovani donne, di immigrati, di emigrati temporanei e di persone singole, nel segno di un’eterogeneità che ha dato ricchezza al racconto facendo incrociare visioni della casa e della vita diverse.
Nelle storie narrate, se pur con modalità varie, le case dell’infanzia risultano importanti nel ricordo di tutti, perché si sono impresse nella memoria e sono restate dentro, anche se sono molto lontane o non esistono più. Dice Annalisa “Se penso a tutte le case in cui ho vissuto quella di cui ho un ricordo speciale è proprio quella dei miei primi anni a Bassano… ricordo i giochi che facevo con mio fratello correndo in quelle stanze… non divise da muri ma da vetri”. E Leonardo che viene dalla Colombia parla della sua casa dell’infanzia, ne ripercorre le stanze comunicanti, il patio; “ho tanti ricordi legati a questa casa. È da lì che ho memoria io, prima di partire per l’Europa. Ricordi con gli amici del quartiere, della scuola.” Ricorda i rocchetti di plastica disposti a trenino e sotterrati davanti a casa insieme agli amici con la promessa di venirli a riprendere un giorno, in futuro. Oppure Vittoria, che di case nel mondo ne ha abitate tante, che ci parla delle sue radici, della vita di campagna, nella casa dei nonni dove trascorreva le estati con i cugini. Sentirsi a casa è un sentimento che si sviluppa e cresce nell’infanzia nel sentirsi accolti e al sicuro e che ci permette in fondo di esplorare, di crescere, di misurarci nei cambiamenti per ritrovare poi un pezzetto di quella prima esperienza in cui ci siamo radicati. E’ così per Monica che dopo aver vissuto una vita libera nel giardino e nell’argine della sua casa dell’infanzia vive con grande gioia l’essere immersa nella natura e nel bosco, oppure Vanda che racconta della casa delle sue origini popolata da tanti fratelli e attraversata da momenti di condivisione familiare e della sua casa odierna dove ospita figli, nipoti e parenti condividendo pranzi e momenti di festa.
Alcuni intervistati ripropongono per le case abitate dopo l’infanzia la stessa tipologia: appartamento in condominio, case rurali singole, villette o altro e il significato psicologico che danno alla casa resta lo stesso nel tempo, altri cambiano tipologia, sembra che questa evolva con la loro vita e altri ancora uniscono al modello di casa interiorizzato il nuovo che vivendo scoprono. Dice Edwin, studente universitario nato in Italia da famiglia nigeriana che da tre anni vive con altri studenti “ogni volta che entro in questa casa sento la sensazione di essere in Italia, cioè proprio mi dico: è una casa italiana che vuol dire riuscire a unire il vecchio al nuovo” C’è anche chi ha più case nello stesso tempo e in ognuna c’è una parte di sé come Caterina che riferendosi alla casa dei genitori, della nonna materna e dei nonni paterni dice “…tutte queste tre case sono case del cuore…”. Ma ciò che accomuna tutte le case raccontate è l’importanza che viene attribuita alla presenza di qualcuno che aspetta e all’affettività.
Nei vari scritti emergono diversi concetti di casa, in un ventaglio di definizioni che la rappresentano: come bene primario esistenziale, come luogo degli affetti e degli incontri, come luogo dove le persone nascono, crescono, traslocano e muoiono, come luogo di studio o di lavoro e come luogo dove vengono custodite le memorie.
Nella memoria le case sono sempre “abitate”, la descrizione degli spazi, delle stanze o degli arredi è sempre accompagnata dal ricordo delle persone che le abitavano e delle attività che vi si svolgevano, come la preparazione del cibo, le feste, i giochi dei bambini o le incombenze del quotidiano. Vittoria ricorda la casa di Bologna dove vivevano sette e dove si organizzavano gare annuali di cucina, Monica ci parla del papà che ripara le bici nella sua officina casalinga e dei suoi giochi da bambina, mentre Leonardo ricorda la stanza di lavoro della mamma in Colombia e del divano dove oggi con i figli vede la tv e Vanda conclude dicendo “…per me casa non sono tanto le mura ma chi c’è dentro. E questo per me è importante, io quando ricordo casa mia, la ricordo quando c’erano amici e a volte anche i parenti, a giocare a carte con i miei”.
Anche se non viene sempre esplicitato mi è sembrato, però, di percepire che per tutti gli intervistati la casa è il luogo in cui ci si prende cura di sé stessi, attraverso le qualità di uno spazio abitativo in cui si cerca di rigenerare il corpo e la mente e si mette ogni persona al centro, superando la struttura gerarchica del passato con un padre-capo che decideva per tutti. Nella mia lettura ho colto case capaci di curare, accogliere e ispirare e case che facevano sentire libere le giovani persone non solo quando uscivano di casa ma anche quando entravano. La casa può essere luogo di benessere anche grazie alla presenza di animali e piante, dice Annalisa “…Io mi alzo molto presto e i primi momenti della giornata li dedico sempre al mio giardino e ai miei animali”. Per Vittoria invece è il suo terrazzino il luogo fondamentale della casa, il suo angolo zen dove cerca di evadere dal grigio dei palazzi che ha intorno.
Per tutti gli intervistati, la casa non è solo l’interno ma si estende anche fuori, la vita si svolge all’interno delle mura domestiche, ma è anche proiettata verso lo spazio esterno che circonda le case, nel verde della campagna, del bosco, degli orti, dei giardini, delle terrazze e dei piccoli terrazzini. Edwin ricorda la casa di Tognana “…in estate si sentivano tutti gli insetti, gli odori, anche il caldo, il sudore. Era anche un posto molto isolato, dove non sentivo rumori né di traffico né di gente che facesse schiamazzi. Non sentivo mai gente urlare. Avevamo anche un piccolo orticello. Avevo circa 8/9 anni e ero molto contento di quella casa: un posto così per crescere è la cosa migliore”. Caterina invece racconta della sua casa di Chiuppano in mezzo alle colline, con le montagne alle spalle che la proteggono, ma anche del giardino dove d’estate sta benissimo, della sua camera che dà sull’alloro e su un pruno che le batte sulla finestra e del grande orto con tanti alberi e con i lamponi e poi delle altalene, del salterello e delle amache appese dappertutto.
Questi spazi esterni sono per bambini e ragazzi luoghi formidabili per i giochi e per la scoperta della natura mentre per gli adulti questo contatto con la dimensione naturale può donare lavoro, piacere, bellezza e benessere. Racconta bene questa dimensione Monica che con Lucio è andata a vivere in una casa in mezzo al bosco, ad un chilometro e mezzo dalla strada principale, sulle Prealpi a poco più di 1000 metri e dove ha scoperto la dimensione del silenzio. “Lì non c’è nessuno, la luce che c’è è la nostra, non c’è inquinamento luminoso e quando c’è la luna piena tu esci e vedi la tua ombra… vedi l’ombra degli alberi, quando c’è la neve e la luna piena, è uno spettacolo meraviglioso. Poi abbiamo i caprioli proprio sotto il nostro bosco…farfalle api e bombi… Facciamo anche legna, nel bosco…È il nostro paradiso, è decisamente la nostra tana, è la nostra tana e il nostro paradiso”.
Nel raccontare casa, gli intervistati non sono andati solo dentro e fuori la casa, da soli o con gli altri, ma anche dentro e fuori di loro stessi e avanti e indietro nel tempo.
La presenza di terra, di verde, di piante, di fiori, di paesaggi, di stagioni diventa occasione di emozioni e trasmette progressivamente un forte sentimento di rispetto nei confronti della natura. E la consapevolezza di condividere le sorti della natura con il corpo, i sensi e il respiro, può far cambiare il mondo e migliorare la società.